* La mostra viene prorogata fino al 20 gennaio 2019 *

La mostra è interamente incentrata sulla montagna, assunta a simbolo di riuscita e fallimento, ascesa e caduta. Condotto e approfondito dall’artista da oltre un quinquennio, il tema nella sua ricerca sfugge ad ogni intento banalmente narrativo per farsi mimesi discrepante e pensosa della natura, ragionamento simbolico sull’esistenza e sui limiti dell’umano. Pretesto narrativo ed iconografico è il Cerro Torre, cima della Patagonia situata sul confine tra Argentina e Cile, definita da Reinhold Messner “la montagna impossibile”, non per l’altezza, ma per la vetta, difficilissima da raggiungere a causa delle improbe condizioni climatiche e ambientali. L’artista ne ha studiato le forme, le ha riprodotte e sezionate creando un’installazione ampia, un poema oggettuale totalizzante da cui lo spettatore è completamente avvolto.
Il progetto rappresenta l’ultimo approdo in ordine di tempo della riflessione dell’artista sulle forme della natura, intese come contesti abitativi, e sulla montagna in particolare. Partita nel 2012 con un progetto sul K2, tale riflessione è oggi trasformata in un progetto installativo compiuto in sé, in grado di far rifluire nei limiti precisi di un luogo fisico (la galleria) ciò che è oltre il fisico (la montagna, le emozioni di cui è foriera, i simboli a cui allude).

Scrive Carmelo Cipriani nel catalogo: “La montagna, come il mare, è più di un luogo, è uno stile di vita, un valore identitario. Lo sa bene Daniele Salvalai che nel suo studio, tra la Franciacorta e la Val Camonica, quotidianamente scruta le cime lombarde, cogliendone la poesia della forma e l’alterigia della presenza. Egli lavora in parallelo su forme geometriche e naturali, le une riflesse nelle altre, rintracciando un ordine superiore a cui cerca di ricondurre anche l’uomo, non elemento dominante ma parte del tutto, secondo un modo di agire e pensare che nella sua zona si perpetra da sempre, almeno dall’epoca della Serenissima. Giocando a raccontare eventi emotivi e visivi attraverso un uso sapiente della materia e della luce, riallaccia i fili con la vocazione narrativa dell’arte, sospendendola però in una dimensione onirica e poeticamente rivisitata della realtà. Salvalai ha elaborato un preciso ubi consistem nell’orizzonte largo dell’espressione contemporanea, scegliendo di ragionare sulla natura, sull’uomo e sul loro reciproco rapporto; utilizza il linguaggio e i materiali della scultura per approfondire aspetti legati alla memoria, alla percezione, alle analogie, in un’analisi che diventa un invito a confrontarsi in modo inedito con la realtà, con i luoghi intesi come deposito di relazioni e tracce. A Pietrasanta Salvalai propone una mostra site specific che evoca i tempi della memoria e della materia, coinvolgendo il fruitore in un poema oggettuale totale. ‘Distopia di un’ascesa’ si presenta come un viaggio tra le intuizioni, le memorie segrete, i processi metamentali, una sorta di close up plastico nel quale raccontare la sfera simbolica legata alla montagna ma anche il processo scultoreo, dall’idea progettuale all’esecuzione”.

Il catalogo, con testo del curatore e immagini delle opere, sarà presentato in galleria il 22 dicembre.