Sabato 6 luglio, alle ore 19:00, a Pietrasanta (LU), KYRO ART GALLERY presenta la mostra personale del fotografo emiliano LUCA GILLI, “La Luce dell’Altissimo”, a cura di Matteo Galbiati.

Questa mostra, interamente composta da scatti realizzati appositamente per l’occasione, offre al pubblico l’ultima inedita serie fotografica di Luca Gilli che, per questo importante lavoro, ha esplorato, con il suo sguardo attento e sensibile, la cava di marmo Cervaiole di Henraux sul monte Altissimo (comune di Seravezza – Toscana).

Gilli ha attraversato e vissuto questo luogo carico di fascino e suggestione, famoso per i marmi pregiati cui ha attinto per le sue opere lo stesso Michelangelo Buonarroti consacrandone la fama. In questo ambiente il fotografo ha composto un racconto visivo in cui la dimensione reale e tangibile dell’ambiente di lavoro, aspro e duro, si smaterializza in un insieme di apparizioni metafisiche in cui la luce riveste un ruolo determinante nella definizione di un altro senso alla stessa immagine del reale.

È, infatti, caratteristica poetica quella del fotografo emiliano di agire, là dove scatta, con uno sguardo e un animo capaci di interpretare la fisionomia specifica di spazi, ambienti, luoghi naturali o artificiali, ricavandone, senza alterare nulla di quanto si trova davanti all’obiettivo e nemmeno senza interventi “artificiali” sull’immagine, visioni immaginifiche che trascendono la verità propria della realtà. La luce chiarifica, esalta, sottolinea, definisce dettagli e ne allontana altri, in un processo di riduzione essenziale che stimola lo sguardo rendendolo capace di calarsi in una dimensione altra rispetto alle consuete abitudini percettive. Gilli guida ad un processo di sensibilizzazione e di costante messa in discussione di quanto viene percepito e, pur rispettando con profonda attenzione la connotazione specifica della verità in cui si trova ad operare, porta la fotografia a superare il fattore compiutamente descrittivo per aprire i margini dell’immagine alla libera evocazione dettata e guidata da un nuovo possibile intuito.

Le ferite della montagna, le superfici grezze della pietra, i volumi geometrici dei blocchi, i colori naturali della roccia, le complesse forme dei macchinari, la presenza umana solo accennata o semplicemente suggerita sono i referenti visivi che Gilli tocca in questi lavori in cui, tra avvicinamenti e allontanamenti, tra micro e macro visioni, sa far affiorare l’insperata – quanto inattesa – bellezza di una luce presente che “rischiara a tal punto il mondo presente da sublimarlo nell’effimera transitorietà di una trasparenza.*”

Il colore si rischiara e pare ridursi esaltandosi nel candore del bianco o accentuarsi in complesse volute rilanciandosi in insolite sfumature che paiono l’artificio di un pittore: “Gilli traduce altre profondità di campo e ricava spazi interstiziali del visibile tra un qui e un altrove che trovano la propria comune soglia nelle sue immagini così tanto forti nel loro senso ulteriore da sembrare in contrasto con la grazia della loro umana sensibile passionalità.*”

Umanità e trascendenza sono chiavi di lettura che aiutano a comprendere – sollevando quei giusti interrogativi – la posizione intellettuale del lavoro di un fotografo di grande visionarietà come Luca Gilli che, “attingendo da un luogo “rude”, come una cava di marmo, sa “scolpire” l’incantevole sorpresa di un’altra interpretazione, di un’altra sensazione per lasciarci vedere, senza deformità, tutto come è sempre stato davanti ai nostri occhi, ma anche come potrebbe rivelarsi alla nostra immaginazione […]. Il dovere del suo lavoro non è mai stupire, ma sempre quello di guidare l’occhio a rileggere l’invisibile, ritrovando una nuova coscienza nella verità del mondo.*”

Il catalogo, con testo del curatore e le immagini delle opere, sarà presentato in galleria il giorno dell’inaugurazione.

*citazione dal testo critico di Matteo Galbiati